Siamo prigionieri dell’attaccamento

Siamo prigionieri dell’attaccamento

Siamo prigionieri dell’#attaccamento, la #mente è continuamente catturata dal desiderio del#possesso. Il desiderio di possedere, oggetti, beni materiali e non. La mente desidera gli #oggetti che vede e tende a elaborare un’immagine positiva di sé, attraverso il possesso dei medesimi. Siamo condizionati da ciò che desideriamo. Oggi è questo, domani è un’altra cosa, senza una fine. Cosa significa essere condizionati dal desiderio?
Non c’è mai fine al possesso e all’avere. Compro lo status, compro il prestigio, in modo che essi siamo me. In modo che essi dicono chi sono.
Spesso desideriamo acquistare “qualcosa” anche fortemente, sicuramente ne saremo entusiasti, ma dopo quanto tempo quell’oggetto non ci offre più la stessa intensità di piacere?
Sottolineo inoltre che in quest’era digitale l’acquisto è reso possibile dai siti online, ventiquattro ore su ventiquattro.
A volte l’acquistare online, sotto l’impulso di#emozioni negative, l’insofferenza e l’inquietudine, si pensa che sia un sedativo dell’#anima, si osservi invece come resta una soddisfazione effimera e momentanea.
Fingiamo di cambiare noi stessi attraverso gli oggetti, forse qualcuno cambia davvero, ci passa attraverso, li usa, non ne viene usato. Come se essi, gli oggetti e il fine di averli, ci postasse dallo Scopo della nostra Vita; anziché favorirci verso di esso.
Tutto ciò che “riempie” ci rallenta. Ci creiamo l’idea di noi, attraverso un oggetto, Io sono quella persona li, Io appartengo a quello status, Io sono ciò che indosso o Io sono dove vivo come zona distrettuale della città.
L’esteriorità non sempre corrisponde alla interiorità. Come si suol dire l’apparenza inganna. Noi non siamo esattamente ciò che abbiamo, sicuramente descrive una parte di noi, pratica, obiettivamente raggiunta attraverso impegno e si spera l’onestà.
Noi siamo sicuramente ciò che facciamo e ciò che diamo all’altro, agli Altri. L’attaccamento agli oggetti, all’esteriorità, all’apparenza rallenta il nostro cammino, come le strade diramate per giungere alla stessa meta, ma parallele, non dirette.
Impariamo a muoverci nella consapevolezza degli oggetti, nella consapevolezza dei mezzi e degli scopi, usiamo gli oggetti come mezzi e non come scopi.
L’invito è quello di distinguere per esempio quando si acquista, se si è mossi dal desiderio o da un reale bisogno. Senza entrare nel merito della scala dei beni primari di consumo e di quelli invece superflui.


Inserisci un commento:

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*