Il viaggio, è quel filo comune che lega la nostra storia

Articolo tratto dalla Conferenza del 1 maggio 2016 Come uscire dagli schemi dolorosi, dalle ripetizioni apparentemente casuali della nostra vita”, disponibile su YouTube.

Monica Massa Shreya

La nostra anima è eterna e quindi non è solo di questo tempo, incarniamo, ovviamente la nostra anima, il nostro corpo incarna la nostra anima, ma il nostro tempo è ben di più di quello che cronologicamente appartiene a questa Terra. C’è stato un altro tempo, dove noi eravamo in cielo, siamo stati tutti in cielo, e abbiamo deciso di tornare sulla Terra, quindi a compiere questo cammino denominato evolutivo.

Quindi il messaggio è di iniziare a comprendere e vedere le difficoltà che noi viviamo, che noi incontriamo, in questa nostra vita, ora, ieri, l’altro ieri, un anno fa, come momenti di crisi, come situazioni faticose, le stesse perdite, i cambiamenti, tutti quegli eventi considerati nella realtà degli stressor e degli eventi critici, quelli significativi della nostra vita, come “percorsi scelti in un altro tempo”.
Questo v’inviterà subito a domandarvi: “Perché mai avrei dovuto fare questo bellissimo atto di regalarmi queste fatiche, queste difficoltà?”. Per evolvere! Quindi, solo quando qualcosa dalla realtà impatta contro di noi, ci sembra “contro”, in realtà viene “verso di noi” e solo allora solitamente noi iniziamo a vedere qual è la nostra difficoltà, quali sono i nostri temi evolutivi in questo viaggio in Terra. Dalle nostre reazioni Emozionali inizieremo a vedere qual è la nostra difficoltà, e da lì parte il nostro cambiamento, che è una parte del processo evolutivo, cioè inizio a vedere gli aspetti su cui faccio fatica, che si ripetono, perché c’è un ripetersi degli eventi, c’è una ripetersi di un certo tema.
Diverse persone in studio mi pongono l’accento sul “Non riesco a trovare il modo per slegarmi emozionalmente”, non mentalmente, ma emozionalmente, perché mentalmente si possono fare dei passaggi importanti, ma se non si slega la parte emozionale il vero passaggio, la vera trasformazione, non avviene.
Non si arriva a destinazione gratuitamente, accettate che ci siano una fatica e una sofferenza. Divengono necessarie al cambiamento la vostra Intenzione e la vostra motivazione.
Nel ripetersi delle difficoltà e delle avversità è il momento di cercare quel filo comune, che lega tali esperienze a una sola storia, la vostra.
Che cosa significa? Significa che ci sono dei passaggi e sono sempre più ravvicinati, e questo è il periodo, a differenza del passato, da una decina o anche di più, accade tutto più velocemente e presumo, ve ne siate accorti. I movimenti interiori sono sempre più rapidi, sono sempre più impattanti, sono sempre più pressanti. E’ come se ci trovassimo sempre più frequentemente, davanti al “ripetersi” di quell’esperienza, quella in cui cerchiamo il modo di superare, di cambiare di far sì che non si ripeta più.
Abbiamo addosso la sensazione di non riuscire a risolverla, perché in realtà appartiene ai nostri apprendimenti e ai nostri condizionamenti. Noi non siamo, sostanzialmente, liberi, pochissimo, direi. E non parlo di libertà nel “fare”, ma di una libertà di “essere” rispetto alle convenzioni, rispetto alla società, rispetto alle regole, che è anche giusto che ci siano. È un sistema in cui le regole sociali tutelano anche il vivere comune. Fossimo evoluti, saremmo esseri capaci di vivere come s’interagisce nelle comunità, sempre con delle regole, ma vissute dal punto di vista del Bene comune, dell’amore disinteressato, in cui c’è il Rispetto l’uno dell’altro, in cui i beni materiali, delle persone stesse, sarebbero condivisi, senza l’attaccamento a oggi ancora presente. La società di oggi rimane ancora sostanzialmente, in una fase di crescita e di evoluzione.
Ritornando alle avversità esse sono create per mostrarci qualcosa; non sono messe lì proprio per caso. Nulla è casuale, davvero nulla.
Non dobbiamo divenire ossessivi nel controllare ogni singolo dettaglio, il significato di ogni evento e di ogni informazione non devono essere puntualmente tradotte, ma ciò che c’è di espressivo nella nostra vita di persone, di fatti, o di eventi, sì!
Le avversità ci dicono qualcosa, stanno cercando di avvisarci, su cosa? L’avete visto, l’avete già tradotto? A cosa si riferisce di voi?
Se non vi è ancora chiaro, impariamo a leggerla insieme “quell’avversità” e il suo significato nella vostra vita. Concernerà qualcosa, da cui sto cercando di sfuggire, o sarà riguardo a qualcosa che desidero, che voglia cambiare, accade o non accade ancora?
O sarà ancora su qualcosa che non sono ancora riuscito completamente ad affrontare. Sappiate però, che le avversità si ridurranno, man mano che procederete nell’evolvervi, perché il vostro livello di attaccamento a quell’esperienza si ridurrà. Pian piano vi distaccherete dall’esperienza disturbante. Infatti, “quando vi sottrarrete al dramma, distanziandotene, contribuirete al completamento di quel tema”.
Nessuno ha la bacchetta magica, nessuno è capace di trasformare gli apprendimenti emozionali appresi, quando eravate piccoli, dalle figure genitoriali, se il vostro obiettivo rimane il volerli trasformare, dovrete iniziare a vedere questi meccanismi, iniziate a vedere quale persona siete, vedete da che cosa siete attivati. Domandatevi perché vi mettete “sempre” in certe situazioni? Perché non riuscite a uscirne?
Osservate come vi muovete? Vi muovete nel solito modo o in un modo diverso? Riuscite a fare diversamente dalle volte precedenti, o vi ripetete sempre ugualmente? Perché se non cambia, la realtà esterna significa che la ripetizione è dentro di voi.

La mia realtà esterna corrisponde alla realtà interna.
Quando internamente sarete cambiati, la vostra realtà esterna si manifesterà a voi, diversamente. Osservate se nella vostra esperienza vi è questa conferma.
Quando si è coinvolti emozionalmente in quel risultato, si rimane intrappolati. Ad esempio, se si dice “Io voglio quella persona lì, perché ne ho bisogno, e si continua ad attirare quell’energia lì. Quale che sia la forma maschile o femminile che l’incarna”.
Il processo continua a ripetersi, perché si è intrappolati in quella forma energetica, ad esempio di un maschile assente, o aggressivo, o trascurante; oppure di un femminile non accudente o svilente o passivo.


Osservate quale che sia la forma energetica perpetuata e la richiesta d’amore, all’altro. Quale sarà l’elemento che metterà in atto la vera trasformazione? Sarà il momento in cui imparerete a “sentire” di meritare rispetto e amore. Ovviamente siamo tutti diversi.
Di recente, un paziente affermò, durante una seduta, “Ho deciso di rivoluzionare la mia casa. In pratica, ho riordinato, ho buttato via tutto, anche le cose che avevo lì da anni”. Aveva voglia di alleggerirsi, anche simbolicamente ovviamente. Era un suo passaggio. Voleva “fare spazio”, legittimarsi, dentro di sé. Pensate, tra l’altro, a quante cose riempiono la vostra casa, i vostri spazi, e anche se questi oggetti sono rappresentativi della vostra interiorità. A parte poi, doversene occupare, pulire, sistemare, che non è cosa da poco, questi ci tengono, comunque legati. Se poi vi domandaste, quali siano le cose e gli oggetti cui siate veramente legati, attaccati? Saranno sicuramente delle rappresentazioni di voi. Quante sono? Sono poche o tante, secondo voi?


Non viviamo in un luogo, dove gli oggetti, definiscono chi siamo. Nulla, se non noi, dovrebbe definire chi siamo. Staccarsi dalle cose di cui non abbiamo bisogno, diviene una delle forme di pulizia energetica. Ci sono dei passaggi della vita, in cui ci allontaniamo da certe persone, momenti in cui non abbiamo più voglia di stare in certi ambienti perché è cambiata la nostra energia. Il cambiamento può essere legato anche al cibo, al luogo di vita, a chi c’è accanto, appartiene a Noi. Io ho adottato tempo fa, questa parola che mi piace tantissimo, con le mie care amiche Anna e Cristina, compagne nei nostri viaggi spirituali in India, da diversi anni, noi ormai si parla delle famiglie spirituali. Da intendersi nel senso, non solo di essere in una forma biologica, ossia “Sono figlia di…, sono madre di…, sono padre, fratello, marito, amico, sorella…”, ma un passaggio di appartenenza, di cammino e di condivisione, avere vicino a voi, le famiglie spirituali, formate da chi è nel vostro cuore.


Dove mi sta nel cuore il loro Bene, il loro cammino evolutivo, fatto di passaggi, di fratellanza, no?
Sempre più frequentemente, si ha la necessità di non sentirsi soli. Non lo siete, mai. Sentitevi uniti nell’Amore del Cielo, sentitevi accolti e amati, sorridere alla vita. Il nostro è un cammino insieme in Terra, cari fratelli e sorelle. Uno sguardo, un abbraccio. Sono abituata ad abbracciare quasi tutti, l’ho imparato dalla mia Maestra spirituale, lei abbraccia sempre, tutti.
Magari è solo un tragitto. Magari è un giorno, magari è un’ora, magari è un anno, o per dieci anni, chissà? Ma è di cuore, è per il Bene dell’altro, per me e per il bene dell’altro. 

Lo scopo della vita

Qual è lo scopo della tua vita?

Rumi ha scritto questa bellissima frase: ” Tu sei tutto quel potente oceano racchiuso in una goccia, non sei la goccia dell’oceano”.Ti lasci prendere dal corso della vita o sei tra quelli che la vita la scelgono?

La nostra vita può diventare piena di significato e propositiva.

Chi sei e cosa vuoi fare nella tua vita?

Una volta che si ha uno Scopo nella vita essa diventa molto dinamica, non perdiamo istanti e momenti, viviamo per diffondere il nostro entusiasmo a tutti quelli intorno a noi.
Le persone che non hanno uno Scopo portano negatività nella vita e cercano di spegnere la vita altrui.
Ci sono due tipi di persone quelle che portano felicità ovunque vanno e quelle che invece portano felicità solo quando se ne vanno.
“Big inside” significa essere grandi dentro, comprende la forza dell’amore che c’è in noi, un’infinita forza dentro di noi.
Come si fa a comprendere qual è il nostro Scopo nella vita?
Esiste un’obiettivo supremo quello della propria realizzazione e della felicità.
Esiste anche un livello legato alle proprie performance, le nostre capacità, la nostra forza.
Le nostre azioni secondo le proprie forze e capacità.
È difficile pensare di sé qualcosa che non sia una rappresentazione della propria mente del proprio corpo del proprio ego.
“Io” e “mio” è il riferimento più rapido dell’Ego. Come si fa ad andare oltre l’Ego, esso è quella voce presuntuosa che ci dice e che vuol dire continuamente agli altri chi siamo, sono questo, sono quello, io faccio, io penso, io sono…
Ci identifichiamo così tanto da non accorgerci quasi più, di chi siamo veramente.

Quali sono quindi i tuoi punti di forza?
Quali sono le tue capacità e come puoi usarle in modo appropriato per avere la possibilità dicrescere
Come faccio a saperlo? Ciò che aiuta alla comprensione è abituarsi a notare cosa amiamo fare, cosa ci piace fare, cosa potremmo fare anche senza venir ipoteticamente remunerati? Se non ci pagano è davvero ciò che ci dà davvero felicità.

Cosa illumina il nostro cuore?
Ci si può anche chiedere quali sono le cose che amerei fare? Ora, tra sette anni o a dieci anni.
Le nostre azioni dovrebbero portare un beneficio a noi ed agli altri, questo ci avvicina alla felicità. Avere successo non ha la stessa valenza di avere significato ed importanza come persona. Quando il nostro successo non porta benessere e gioia altrui, non ci può offrire felicità. Offre uno stato diverso dell’Essere.
La nostra vita è la rappresentazione di ciò che diamo e da ciò che non diamo e che tratteniamo per noi stessi.
È utile anche un’atteggiamento introspettivo, analizzare le cose per capire cosa ci allontana dai nostri obiettivi, bisogna imparare anche a dire di no. Dico di no a quelle esperienze che mi conducono lontano dai miei obiettivi. Bisogna allontanarsi per riuscirci.
Bisogna sostituire continuamente i pensieri negativi con pensieri positivi e azioni positive.
Cresciamo in maniera costante verso questa conoscenza del Divino.
La vita allora diverrà un festeggiamento, quasi naturale.

Monica Massa, Shreya

L’equità per essere imparziali

L’equità è la capacità di giudicare con equilibrio e imparzialità. Valutare con obiettività, vuol dire senza soggettività, essa ne definirebbe l’influenza e di conseguenza, anche la risposta.

Imparzialità significa valutare con equilibrio e imparzialità, a volte nel confronto con le diverse situazioni non siamo obiettivi, imparziali. Poichè, nessuno di noi è emozionalmente asettico. Ognuno di noi è attivato e più ricettivo, su certe parti di sé.

Essere genitori implica di per sé, non essere imparziali, poiché una delle aspettativa è quella di essere dei buoni genitori, di far loro del bene.

La bilancia ci pone di fronte alle due misure, l’equità e l’imparzialità per creano una sorta di equilibrio. Cosa accade in realtà?

Come si comportano i nostri figli? Cosa pensano e cosa vogliono i nostri figli e le altre persone? Come se in generale, fossimo abituati ad avere un metro di misura e di giudizio sugli altri e sul mondo esterno. In realtà è così.

Non solo sugli altri, ma anche sui nostri figli. Valutiamo come si devono comportare, cosa devono fare o non fare, cosa va bene e cosa non va bene. Emettiamo giudizi, osservazioni e pensieri continui. Frutto degli apprendimenti sociali.

Come valutiamo tutto, ciò attraverso quali filtri?

Quali sono gli elementi che ostacolano o favoriscono le nostre valutazioni?

Cosa ostacola la nostra capacità di valutare con equità? Vi sono diversi fattori, tra i principali vi sono gli apprendimenti culturali, ambientali, sociali e le esperienze personali.

A seconda di dove si vive, della zona geografica, della propria cultura vi sono modelli e stili culturali di valutazione e di attribuzione sociale, differenti.

L’appartenenza culturale, ad esempio, se il contesto era grande o piccolo, se nell’ambiente culturale, dove anche i nostri genitori, oltre a noi stessi,  se si sono laureati o se invece hanno conseguito, solo una parte degli studi e se ancora, se hanno incominciato a lavorare. Se proveniamo da genitori con un’appartenenza alla terra, al commercio, se si sono trasferiti o se sono sempre vissuti nello stesso posto, tutte queste variabili sono determinanti delle differenze negli apprendimenti individuali.

Unitamente ad altri fattori quali l’ambiente, il luogo dove siamo vissuti in un piccolo paese, vi erano meno stimoli o stimoli precisi, quali l’oratorio, la chiesa, le feste di paese e le tradizioni tramandate dalle nonne oppure essi sono cresciuti in luoghi centrali, culturalmente attivi; si sono trasferiti più volte nel corso della vostra infanzia o avete vissuto praticamente nello stesso posto, quasi tutta la vita? Oppure, altri ancora sono nati e cresciuti in una realtà metropolita, si sono spinti in viaggi di lavoro dove si sono spesso postati nel mondo e si sono fermarsi solo un giorno per mettere le proprie radici. C’è chi si muove e chi preferisce rimane in un luogo al “sicuro”, dove gli affetti rappresentano un riferimento oltre all’affettività, altri rincorrono realizzazioni dietro una scrivania e raccontano al telefono, dall’altro capo del mondo la propria vita e le proprie realizzazioni.

Questi ed altri fattori, quali la realtà e l’ambiente dinamico, la tecnologica e la cultura determinano il grado con cui costruiamo “mentalmente” i nostri valori e la misura con il quale “giudichiamo”, il mondo e gli altri.

Ognuno a seconda degli apprendimenti, del carattere e delle esperienze personali vive la propria vita. Non esiste nessuna esperienza che sia realmente migliore di un’altra, esiste la propria e il riuscire a vivere la propria con gioia.

A seconda dell’esperienza vissuta, maturiamo un impatto emotivo che determina e definisce una struttura dentro di noi, che ognuno di noi ha. Cosa ostacola la nostra capacità di valutare con equità, abbiamo detto che questi elementi solo alcuni degli elementi che ci caratterizzano e possono influenzare, attraverso i giudizi, la nostra equità.

Se ho imparato da certi apprendimenti familiari ad essere una persona timorosa, la mia capacità di conseguenza di valutare con equità sarà ostacolata dal fatto di essere una persona timorosa e sarò probabilmente, rispetto a mio figlio, più “limitante”, o comunque più solerte e protettiva.

Spesso ciò che ci ostacola sono le emozioni.

Ho paura di chiedere al figlio troppo e se non è in grado di farlo? O di chiedere troppo poco, non vorrei stressarlo è piccolo o è grande?

Quando posso dire di no e quando è utile non scendere a mediazioni e  mantenere, al contrario, i propri propositi. Le mie paure come genitore di sbagliare quanto influenzare le mie scelte, e in che modo? Appropriatamente o inappropriatamente?

È abbastanza autonomo per muoversi da solo o devo seguirlo, accompagnarlo a scuola, fino a che età?

I nostri apprendimenti passati condizionano il nostro presente e di conseguenza anche il presente e la crescita dei nostri figli. Alcune nostre emozioni condizionano le nostre stesse scelte, non solo non ci rendono imparziali, ma neanche liberi.

Appartiene a me questa paura o è legata propriamente al figlio, se si riflette in me, apparterrà anche a me.

Se fosse in tal modo, come primo passaggio fondamentale, cercherei di comprendere cosa mi sta attivando, cosa sto facendo fatica a decidere, a fare o a dire. E mi domanderei dove l’ho appreso, da chi, quando l’ho imparato, l’ho sentito, o l’ho sperimentato? Nella maggior parte delle situazioni di vita, quando noi entriamo in una situazione di difficoltà, di crisi di impatto con l’esterno, è perché c’è all’esterno qualcosa che mi sta attivando, essa  appartiene alla nostra storia e come se fosse un nodo che si riattiva attraverso i figli o gli altri, ma appartiene alla nostra storia alla nostra esperienza.

Sarà utile notare e discernere il sentire, cosa appartiene a me , a noi e cosa semplicemente a mio figli, o ai miei figli.

Un ascolto attivo, paziente vi condurrà alla risposta.

Da lì inizia l’equità, e non solo, anche la consapevolezza e l’evoluzione di sé.

Monica Massa, Shreya

Aiutiamo i figli a diventare autonomi, verso l’identificazione di sé

Il bisogno d’amore e di appartenenza si riferisce ai bisogni elementari di sopravvivenza, essi devono essere soddisfatti in ogni momento del giorno della loro vita, tuttavia salendo nella scala, anche i bisogni più elevati sono ugualmente importanti per la sopravvivenza dei bambini.

È indispensabile che sappiano chi si prende cura di loro, che si ha a cuore l’interesse personale di ognuno di loro, che sono desiderati e tenuti in considerazione.

Hanno bisogno di sentire profondamente dentro di sé, che sono educati a diventare tutto ciò che possono diventare. Quando i bambini escono dall’infanzia, il bisogno di essere toccati e tenuti in braccio non diminuisce, cambia solo la forma.

I figli hanno ancora bisogno di sentirsi amati.

La disciplina interiore è una qualità che i bambini devono imparare a esercitare su se stessi, per la ricompensa interiore che ne deriva. Fondamentalmente rimarranno indisciplinati per tutta la vita se vivono la disciplina come imposizione autoritaria. Spesso anche i genitori seguono la stessa impostazione e ai bambini vengono meno quelle motivazioni interiori per sviluppare l’autodisciplina. Se imparano a sfuggire alla disciplina perché è associata la punizione, allora appena lasciati soli si potrà vedere, come sfuggono.

Se facciamo leva sulla paura, il figlio penserà “Devo stare attento a non farmi vedere dalla mamma o papà, altrimenti mi sgriderà”.

Se invece imparano ad avere rispetto del loro corpo, eviteranno di prendere droghe quando noi non ci saremo, se sono liberi di fare le domande, se non hanno paura di raccontarci le loro esperienze, ed affronteranno la vita secondo una loro etica, allora avrà meno importanza se noi saremo presenti o meno.

Certo i bambini hanno bisogno di una guida e di proibizioni nelle primissime età, ma sempre accompagnate da spiegazioni ragionevoli e soprattutto dall’assunto che devono adottare una loro disciplina, in quasi tutte le loro azioni.

Bisogna educare i figli senza imporre la disciplina, ma guidandoli a interiorizzare un proprio codice di comportamento.

La fiducia in sé si misura sul comportamento, mentre il senso del proprio valore traspare nell’atteggiamento di fondo.

Insegnare al figlio nuovi comportamenti è la strada per costruire e alimentare la sua fiducia in sé. I fattori che concorrono a determinarla sono la disponibilità a rischiare, la capacità di sfidare se stessi, il coraggio e la determinazione.

La fiducia in sé si consolida agendo.

Non preoccupandoti, o pensandoci o parlandone, ma agendo. Se il figlio “è bloccato”  o incapace di agire come vorrebbe è il caso che noi interveniamo.

La fiducia in sé non è una definizione assoluta, vi è o non vi è, ma si può dire che per un bambino in certi casi c’è e in altri meno.

Ricordiamo la fiducia si consolida agendo, più esperienza acquista un bambino in campi diversi, maggiore crescerà la sua fiducia in sé.

Un altro aspetto determinante è valutare il grado di fiducia in sé, che si basa sulla disponibilità ad agire, anziché a criticare.

L’ Amore Universale

L’ Amore ha una forma di Luce, sa donarsi e sa far vibrare l’Animo umano. Esiste sempre è apertamente disponibile, l’Universo lo riversa a coloro che chiedono e domandano. Siamo Noi a percepirlo con intermittenza in modo non continuativo quando ci separiamo dalla Sorgente Divina.
E’ sempre lì. I nostri occhi vivono nell’illusione vivono al di qua del velo, dove la realtà appare “com’è”, invece di vedere oltre, in una visione dove la distanza, il tempo e la profondità sono variabili completamente diverse.
Sono altre dimensioni. Sempre accessibili.
Accessibili a coloro che ricercano e compiono lo sforzo personale di andar oltre questa apparente verità sulla realtà e sulla vita.
L’Amore Universale è Amore ad ogni esser umano, ad ogni essere vivente, hanno libero accesso le persone che ricercano la verità e la professano.
La Sorgente è denominata in maniera dissimile a seconda della religione, ma è uguale per tutti, nel momento in cui ci si riconnette al Divino, la nostra scintilla Divina interiore si risveglia e il velo dell’inconsapevolezza si dissolve.
Appare una maggiore chiarezza, si percepisce come un Tutt’UNO con l’intero Universo. La Fiducia diventa la lanterna nei momenti e nei luoghi bui dell’anima, come un salvagente nell’oceano mosso dal vento. Il dubbio appartiene alla mente, non al sentire del cuore.
Bisogna imparare a discernere il sentire del cuore dal ronzio incessante della mente, con le sue leggi dell’attaccamento e dell’Ego. L’Ego limita, rallenta e confonde. L’attaccamento e gli attaccamenti rallentano il proprio cammino si pongono come ostacoli, come pesanti sassi alla realizzazione di sé. Spostano dallo Scopo della vita e spesso fanno virare dal sentiero del proprio cammino, rendendolo più lungo e apparentemente più semplice.
Esiste una visione della vita basata sulla materialità, dove l’accumulo delle ricchezze personali fa percepire “al sicuro” ed appagati. Le comodità e gli agi, sono dei grandi ingannatori dei sensi.
Lo Spirito, in questo tempo evolutivo, non si accontenta degli oggetti, non si quieta con nulla, se non con la Luce. Un’altra visione si realizza con la possibilità di aprire la propria materialità nella condivisone con gli altri. Amma, il mio maestro spirituale, dice “Quando compiamo per gli altri con compassione avremo gioia”. Si può sperimentare ogni giorno con grande semplicità, un esempio mi sovviene quando sorridiamo all’altro, quando siete al lavoro, quando rientrate a casa alla sera, al supermercato o dovunque vogliate donare atti di gioia.
Posso fornire un abbraccio, dare informazioni, sostenere nel bisogno, posso fare volontariato o una donazione, posso regalare oggetti indumenti e lasciare circolare i beni, posso aver rispetto del Pianeta e delle sue risorse in tanti e numerosi gesti quotidiani. Apritevi all’atro e beneficiate dell’esperienza Divina.
Tutto ciò che avviene avviene per un’esperienza non casuale, anche se a volte vi pare diversamente. I segnali non ingannano, basta decifrarli.
Rimanete fiduciosi fratelli, si arriva ad un punto dove tutto ha senso e il vostro puzzle acquisterà Luce e consapevolezza.

Om Namah Shivaya, Monica Massa Shreya